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Feste di Piedigrotta …

LE FESTE ESTIVE

Tratto da Qui
Le Piedigrotte

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LA PIEDIGROTTA DEL 1895
di Ferdinando Porcelli e Rosaria Maggio

La ricostruzione di una Piedigrotta ci offre l’opportunità di mostrare l’articolazione territoriale, economica, organizzativa di una festa che a partire dagli anni intorno al 1880 cominciò a cambiare fisionomia, trasformandosi dapprima in momento di diffusione delle canzoni che annualmente gli editori musicali rendevano pubbliche tramite giornali e riviste, quindi in un momento pubblicitario per merci e per nuovi modi di consumare, ed infine definì un nuovo uso del territorio, divenendo un momento in cui la città metteva in scena se stessa e quelle che voleva definire come le sue caratteristiche e potenzialità.
Il modello della Piedigrotta delle canzoni funzionò per l’ideazione delle Feste Estive che nel 1894, proprio l’anno precedente quello da noi prescelto, furono promosse e finanziate per la prima volta dall’Associazione Commercianti, sostenuta dalla stampa cittadina, in collaborazione con le autorità comunali e con il Banco di Napoli.
Le Feste Estive consistevano in un fitto programma di gare sportive, spettacoli, esposizioni, concerti, tornei che duravano da luglio a settembre per culminare nella annuale celebrazione della Piedigrotta. In quest’ambito gli stabilimenti balneari e quelli termo-minerali, i café-chantante i ritrovi più eleganti organizzavano speciali programmazioni di spettacoli; si predisponevano calendari di gite nel golfo; la Villa Nazionale, Piazza Plebiscito e la Galleria Umberto ospitavano quotidianamente concerti gratuiti; i comuni vesuviani preparavano i loro “trattenimenti e svaghi estivi”; la Società Nazionale delle Strade Ferrate e la Navigazione Generale d’Italia concedevano particolari agevolazioni per il prezzo e la durata dei biglietti dei viaggiatori diretti a Napoli.

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Anche la festa di Piedigrotta del 1895, dunque, si inscriveva nell’ambito delle Feste Estive che ne rappresentavano in qualche modo l’enfatizzazione e l’ampliamento. In questo secondo anno, le feste ebbero carattere di particolare ricchezza e il loro programma, oltre a essere diffuso come già l’anno precedente tramite quotidiani e periodici, fu oggetto di un opuscoletto particolarmente curato: la Guida Programma Ufficiale per le Feste Estive che – oltre a una breve sezione di letteratura amena – racchiudeva indicazioni utili come gli orari di treni e battelli da e per la città. In più, il Comitato Generale delle Feste Estive, di cui facevano parte eminenti personalità cittadine, letterati, musicisti, poeti, commercianti e industriali e che si avvaleva di sovvenzionamenti privati e comunali, aveva fatto pubblicare dall’editore Tocco un volume dal titolo Napoli. Storia, costume, igiene, clima, edilizia, risanamento, industria redatto anche da medici, igienisti, scienziati, in cui si elogiavano le attrattive climatiche, paesaggistiche, storiche e di costume della città. Le iniziative dell’estate 1895 furono innumerevoli: dalle esposizioni di prodotti agricoli e industriali, alla festa dei costumi popolari femminili; dalle gare pirotecniche che ricostruivano episodi della guerra tra Cina e Giappone in Piazza Plebiscito, alle regate di pescatori e battellieri del golfo (l); grande novità di quell’anno furono un chinetoscopio e sei fonografi Edison costantemente in funzione dalle 10 alle 23 in Galleria Umberto I (2). Il comitato aveva, inoltre, bandito una serie di concorsi, pratica comunemente adottata nella Napoli fine ottocentesca quando si voleva ottenere il risultato di adeguare pratiche diffuse a determinati standard. Per le manifestazioni piedigrottesche del 1895 – ad esempio – i concorsi per la migliore esposizione di frutta e il miglior chiosco alimentare garantirono almeno parzialmente la cura della scenografia e soprattutto il suo allineamento a canoni comunemente considerati desiderabili (3).

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Il 7 settembre avvenne la premiazione del concorso per la migliore esposizione di frutta. Il premio di 100 lire fu vinto dal Sig. Luigi Dario che aveva presentato una esposizione di frutti in cristallo, sbaragliando così la concorrenza del Villino artistico di frutta presentato da Giosuè Musella, delle Melanzane Olandesidi G. Avolio, de Una banca di fichi d’lndia di Giuseppe Fedele, de Un carro di frutta di Giuseppe Salierno, e Un Padulano (ortolano) tutto di frutta di Luigi Giuseppe Musella.
Inoltre, già dal 1° settembre – mentre tra di essi Zi’ Tore, il cantastorie, declamava il Rinaldo – si erano inaugurati in Villa, nel recinto destinato alle feste, i chioschi caratteristici napoletani, che vale la pena di enumerare – così come fece il Corriere di Napoli del 1 settembre – se altro per la suggestione di nomi e titoli:
- Osteria alla napoletana diretta da Don Vicienzo, ‘o cantiniere d”a chiazzetta ‘e puorto;
- Chiosco per la cottura dei maccheroni e fritto di pesce diretto da ‘a Mezanotte e l’Acquatriglia;
- Un chiosco per la vendita di frittelle fatte prontamente diretto da Giovanni, ‘o russo d”e naste;
- Un banco per la vendita di frutta, di patrone Bartolo Matarese;
- Un banco per la vendita di fichi d’India, di Raffaele Chiantiello e ‘Tore Palatino d”a marina;
- Un venditore di lumache in grande tenuta, di Giovanni ‘e puorto;
- Un banco per la vendita di gassosa, di Ferdinando Mitasci;
- Una venditrice di spighe, di Teresella d”e Lanzieri;
- Un ostricaro, di Pasquale ‘o ciciniello.
Nel recinto della Villa durante la settimana di Piedigrotta – dunque nuovi e diversi motivi di piacere si sommavano a quelli cui i napoletani erano già stati abituati durante tutta l’estate: il 4 settembre ebbero luogo i quadri viventi – Nerone che assiste all’incendio, Apollo e le nove muse e Un duello dopo il ballo, ispirato quest’ultimo a un quadro di Gerome – per la scenografia del conte Antonio Coppola. Oltre al diletto per gli spiriti raffinati costituito dai quadri viventi, si pensò anche allo svago per le anime semplici, rappresentato dagli alberi della cuccagna, eretti in Villa 1’8 settembre.
Ma Piedigrotta non sarebbe stata completa senza le sfilate. Nel 1895 se ne tennero tre: quella dei carri, quella dei giornalai e la grande fiaccolata dei Tre regni della natura e le grandi invenzioni.
La sfilata dei carri era organizzata anch’essa nella modalità del concorso. I carri sfilarono attraverso la città per due volte: nella mattinata e nella serata del 7 settembre su un percorso che partiva dal Museo Nazionale e, lungo via Toledo, raggiungeva Piazza Plebiscito, quindi Santa Lucia, il Chiatamone e infine il recinto delle feste della Villa, dove i figuranti e i musicisti dei carri replicarono per due volte le loro canzoni. I carri furono 19, le canzoni qualcuna in più perché – come ad esempio sul carro Café Chantant sul quale si cantarono Café Chantant e ‘A novità di Gabriele Marra – su alcuni carri si eseguirono più canzoni. Con 150 lire furono premiati (1° premio ex aequo) i carri Il voto (canzone ‘O Vuto di Federico Cozzolino e del M° Albin, eseguita dagli eccentrici del S. Carlino); I Molinari alla festa (canzone Friccecarella di Nicola Marfé e Carmine Marino); Cesta di fichi (canzone So’ d”o ciardino overo di Luigi Russo e Enrico Caino). Con il secondo premio ex aequo furono inoltre premiati i carri: Costumi napoletani, Carro Campestre, Corbeille, Pacchiani sul somaro.

Come si vede, in questa fase della festa la trasformazione del carro da mezzo di trasporto dei pacchiani dei casali e dei paesi limitrofi per il pellegrinaggio alla Madonna di Piedigrotta (quei carri su cui si cantavano le tammurriate e i canti ‘a ffigliola in onore della Vergine) in carro allegorico stava avvenendo abbastanza lentamente. Prevalevano, infatti, gli allestimenti facilmente ottenibili con modeste modifiche ai carri agricoli di tipo tradizionale: i Molinari alla festa, Cesta di fichi, Carro campestre, Pacchiani sul somaro citati, ma anche ‘A Vennegna ‘e Napule, ‘A Cesta, La Pagliara. La cavalcata dei giornalai – altra manifestazione tradizionale piedigrottesca che alcuni fanno risalire alle sfilate militari borboniche, di cui le cavalcate sarebbero l’evocazione – prese il via alle ore 21.00 del 7 settembre dalla porta delle scuderie del Museo Nazionale e percorse il medesimo itinerario dei carri. Seguita dai carri stessi, giunta in Villa attraversò il recinto delle feste, per poi percorrere la Riviera di Chiaia fino a Piedigrotta e rientrare nuovamente in Villa fra le 22,30 e l’una di notte. Il tema dell’anno fu La partenza dei tredici per la disfida di Barleffa. La sfilata era composta da 150 pedoni, 40 cavalieri e una fanfara composta da otto persone. Chiudeva la sfilata il carro dei giornalai. Ad attendere cavalcata e carri, una giuria formata, fra gli altri, da Salvatore Di Giacomo, Ferdinando Russo, Eduardo Matania, Enrico De Leva, Roberto Bracco.
Tutti i costumi erano forniti dalla ditta Falanga, le armature da Salvatore Giuliano (noto armiere teatrale), le attrezzature dalla ditta Tammaro Mangini e i cavalli della ditta Forgione. Le forze economiche e commerciali cittadine – oltre che procurare forza lavoro intellettuale e organizzativa, e sostegno economico alle iniziative – svolgevano un ruolo nella produzione della festa anche nella offerta gratuita di merci, costumi e attrezzature per le principali messe in scena.
Veniamo ora al grande evento del 1895, la Fiaccolata Fantasmagorica che aveva per oggetto I tre regni della natura e le grandi invenzioni, diretta ed eseguita dalla ditta Fantappié di Firenze, con pubblico spettacolo di illuminazione. L’itinerario di questa sfilata, cui partecipavano tra l’altro numerose bande musicali, si snodò attraverso circa 2 chilometri: da via Costantinopoli, al Museo e poi lungo via Toledo, piazza S. Ferdinando, via S. Carlo, via Medina, il Rettifilo, via Duomo, via Foria, piazza Cavour per fare ritorno finalmente al punto di partenza. Questa sorta di Ballo Excelsior da strada – in un’epoca di grandi innovazioni tecnologiche e di enormi attese per il futuro – mescolava fiori, frutti, animali, minerali in tutte le loro varietà, razze, classificazioni con orologi, bussole, treni, piroscafi, aerostati, telefoni, telescopi, macchine fotografiche ed elettriche. Il tutto riprodotto su grandi trasparenti illuminati a creare magici effetti di luci e di colori.
Ma gli eventi più attesi, quelli che si prevedevano più seguiti, erano naturalmente i concorsi delle canzoni: al solo concorso del Ciardino delle Feste, bandito dal Comitato per le Feste Estive, parteciparono oltre cento canzoni. Ma il numero delle canzoni che furono scritte quell’anno in città è senz’altro più imponente (4).
Concorsi di canzoni furono promossi dai giornali Napoli Musicale e Diavolo Rosso e dall’impresa del teatro Grande Esedra; vi fu un concorso Fiorillo (presumibilmente bandito dai proprietari del ristorante Ai Due Leoni in piazza Municipio), uno indetto dal Circolo Musicale Fenaroli (quest’ultimo – secondo il Roma del 6 settembre – patrocinato anche da Il Mattino); un concorso ebbe anche la casa editrice Pisano, il cui negozio di musica era in Via Toledo, e naturalmente vi fu quello che Bideri lanciò attraverso la sua rivista La Tavola Rotonda. Ricordi, invece, non bandì – né era sua abitudine – alcun concorso, limitandosi a presentare in più occasioni e in diversi luoghi la sua produzione per quell’anno: produzione già stampata in un elegante volumetto di soli testi, illustrato da Scoppetta e intitolato Chi chiagne, chi ride. Canzoni furono pubblicate inoltre su tutti i principali giornali quotidiani e periodici: dal Roma, all’Occhialetto, dal Don Marzio, al Fortunio, da 11 Mattino a Le Varietà. Canzoni vennero eseguite in vari giorni, diverse occasioni e in più luoghi. Il Giardino delle feste in Villa Nazionale il 5 e 6 settembre ospitò l’esecuzione delle circa venti canzoni selezionate dal concorso del Comitato per le Feste Estive; fra gli interpreti, Diego Giannini e Emilia Persico. In questo concorso l’editore Santojanni fu particolarmente favorito dalla sorte (e dalla giuria) e portò al successo tre sue canzoni – Ndringhete ndrà! di De Gregorio e Cinquegrana; Girulà di Califano e Nutile; ‘E Cataplaseme di Capurro e Di Chiara, tutte pubblicate da L’Occhialetto – che si aggiudicarono primo, secondo e terzo premio.

Al Gran Circo delle Varietà, al Chiatamone, il 1 settembre ebbe luogo il concerto del M Vincenzo Galassi, esecuzione delle canzoni di Piedigrotta delle edizioni Ricordi. I solisti furono Maria Masula, Nunziatina Lombardi, Raffaele De Rosa, Giuseppe Giusti. Furono eseguite canzoni di Vincenzo Valente, Mario Costa, Enrico De Leva; fra gli autori dei testi Salvatore Di Giacomo e Ferdinando Russo.
All’Eldorado- stabilimento balneare di giorno, ritrovo elegante di sera, inaugurato il 16 luglio 1894 a Santa Lucia di fronte a Castel dell’Ovo il 1 settembre ebbe luogo l’audizione delle canzoni del concorso de La Tavola Rotonda: fra gli interpreti Amelia Faraone, Emilia Persico, Nicola Maldacea, Ciccillo Mazzola. La canzone vincitrice fu Don Saverio di Vincenzo Valente e Pasquale Cinquegrana, nell’esecuzione di Nicola Maldacea. Altri premi furono assegnati a ‘O frate ‘e Rosa (ed. Santojanni) di E. Di Capua e P. Cinquegrana; Venezia benedetta! di G.B. De Curtis; I’ voglio bene a te di S. Gambardella e P. Cinquegrana; I’ só franco ‘e cerimonie di P. Guida, G.B. De Curtis; Cerasella di A. Califano e P. E. Fonzo; Crestina ‘e Mondragone di A. Mancini e P. Cinquegrana. Ma le esecuzioni di canzoni non si fermarono qui: al Teatro Sannazaro, in via Chiaia, il 4 settembre si svolsero le prove generali delle canzoni del concorso delle Feste Estive; sotto le finestre del Corriere di Napoli ebbe luogo il concerto-serenata ‘E bellezze ‘e Napule, diretto da Nicolò Evangelista; al Circolo Musicale Fenarolisi cantò Fatte vasà di Paolino Stefanile e A.F. Alfano; fra il 12 e il 16 senembre in Piazza Plebiscito e al Caffè Gambrinus si replicarono più volte le canzoni di Ricordi; il 26 settembre in Galleria Umberto 1°, al Caffè Starace (divenuto poi nel 1899 Caffè Calzona) quelle de La Tavola Rotonda.
La canzone era, dunque, il momento centrale delle festività piedigrottesche; tutto il complesso sistema editoriale, spettacolare, organizzativo, distributivo e di consumo che ad essa faceva capo – nel suo sforzo di utilizzare i linguaggi e le risorse cittadini in modo nuovo e per nuovi fini aveva provocato profondi cambiamenti nella festa tradizionale: erano nati nuovi riti, nuovi “pellegrinaggi”, nuove mete per le feste settembrine. Dai luoghi vicini alla chiesa della Madonna di Piedigrotta gli itinerari dei napoletani si erano spostati sulle nuove arterie aperte dal Risanamento e dalla colmata di Via Caracciolo, dove erano stati inaugurati teatri, caffè, caffè concerto, stabilimenti balneari modernamente concepiti e che rappresentavano ora i nuovi luoghi della festa; anche gli itinerari dei carri che si avviavano a diventare allegorici e delle sfilate toccavano i gangli fondamentali della “città nuova”. Ma la nuova organizzazione piedigrottesca non arricchì soltanto la festa di nuovi motivi e nuovi centri di attrazione: essa approfondì il divario fra attore e spettatore cominciando a sostituire lo spettacolo alla festa. Nello stesso tempo, man mano che l’importanza commerciale, turistica, economica di Piedigrotta cresceva – secondo un modello sicuramente sofisticato, che prevedeva l’uso sinergico delle risorse territoriali, del sistema dello spettacolo e di quello dell’informazione, del sistema commerciale, dei servizi, dei trasporti aumentava parallelamente l’interesse a mostrare il lato migliore della città, il più consono alle aspettative e che – dunque – era da un lato modellato su un immaginario consolidato che riguardava le vocazioni specifiche della città, ma dall’altro guardava anche alle nuove mitologie del lusso e del comfort.
Di conseguenza si accrebbero la complessità della festa, la sua articolazione e naturalmente aumentarono la specializzazione, la divisione del lavoro, la gerarchizzazione degli apparati e delle organizzazioni che presiedevano alla sua preparazione. E aumentò l’importanza economica della festa stessa, e non solo per i visitatori che essa portava a Napoli, o perché a partire dalla Piedigrotta gli editori musicali prendevano il via per “esportare” le loro canzoni anche nel resto d’Italia e del mondo. Carri, fuochi pirotecnici, sfilate, fiaccolate, palchi, pedane, chioschi, recinti nascevano dal lavoro di ideatori, organizzatori, finanziatori, architetti, scenografi, impresari, ma anche da quello di sarti, fuochisti, carpentieri, artigiani, decoratori; le canzoni erano il frutto della creatività di autori, musicisti, illustratori, dello spirito imprenditoriale degli editori, ma richiedevano l’impiego di compositori, tipografi, piegatori, spedizionieri: Piedigrotta era una grande occasione di lavoro – e richiedeva un’alta qualità di lavoro – per molte persone.

1 Notizie tratte dal Fortunio, 10 luglio 1895, 20 luglio 1895
2 Notizia tratta dalla Guida programma ufficiale delle Feste Estive, Napoli, Tocco, 1895.
3 Tutte le notizie del paragrafo sono tratte dal Fortunio, Don Marzio, Roma, Il Pungolo Parlamentare, Corriere di Napoli, Il Mattino, L’Occhialetto, La Tavola Rotonda dei giorni fra l’1 e il 15 settembre del 1895, confrontate e incrociate fra loro.
4 L’elenco riguarda solo le canzoni di cui si sono travati gli spartiti o quelle della cui esecuzione si è appresa la notizia tramite la consultazione dei giornali. Il numero delle canzoni effettivamente eseguite e satmpate potrebbe, dunque, essere più grande di quello indicato.

Tratto dal catalogo: Piedigrotta 1895-1995
Progetti Museali Editore, Roma 1995

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